domenica 22 novembre 1998

La "casa natale" di padre Turoldo, ristrutturata nel 1995-96

La casa natale di padre Turoldo
restaurata e  ristrutturata tra il 1995 e il 1997, nel 1998, nell'occasione del convegno annuale su padre David,  fu inaugurata e consegnata alla “Associazione padre David Maria Turoldo” come sede.

Nel 1998 il poeta-ingegnere Angelo Pittana (detto Agnul di Spere) ha scritto un articolo:




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Dal libro “L’UMILE PORTA”  abbiamo tratto la cronistoria della casa.




Da: AAVV_“L’UMILE PORTA”_Sedegliano (UD) 1998


LA CASA PATERNA DI PADRE DAVID A CODERNO DI SEDEGLIANO

Coderno, dove padre David è nato nel 1916 è una piccola frazione del Comune di Sedegliano a circa 20 Km. Da Udine.
La casa della sua famiglia era compresa in un cortile, tipica organizzazione della civiltà contadina; il corpo di fabbrica in cui si stagliava il portico di ingresso era adibito ad abitazione, mentre nel cortile, improntato a grande semplicità ed essenzialità erano sistemate le costruzioni ad uso rustico e agricolo.
La casa era composta da una cucina al piano terra, da due camere da letto al primo piano e da un sottotetto, funzionante da magazzino: essa è giunta quasi intatta fino a nostri giorni ed è stata donata dall’ultimo proprietario al Comune di Sedegliano con lo scopo di ricordare p. David.
Il Comune, con il contributo della Regione Friuli V.G., ha provveduto ad accorpare altri locali a quelli della famiglia Turoldo: si è ottenuto in questo modo un nucleo significativo, indipendente dal resto del complesso edilizio, avente una superficie di circa mq. 100 per tre piani.
Sono stati quindi eseguiti, negli anni ’95-’96, i lavori di ristrutturazione-restauro, che hanno comportato una spesa di circa 500.000.000.
Tutto questo è potuto accadere per la determinazione di un gruppo di amici friulani che hanno dato vita ad una Associazione culturale e di documentazione avente per oggetto l’opera di padre David e la civiltà contadina del Friuli…
Le linee guida del progetto e dei lavori sono state le seguenti: dal punto di vista estetico-architettonico operare nella fedeltà alla semplicità e “povertà” della casa Turoldo, eliminando ove possibile le modifiche eseguite nel corso degli anni; dal punto di vista funzionale realizzare un edificio rispondente ai due requisiti principali di conservare un luogo di “memoria” e di realizzare spazi adatti ad un centro di documentazione e divulgazione culturale.
A lavori ultimati credo che in gran parte gli obiettivi siano stati raggiunti. Infatti i vani disponibili sono stati destinati ai due suddetti requisiti come segue.
Il locale ex cucina a piano terra e la camera soprastante, lasciate intatte e spoglie, ricorderanno la casa Turoldo di quel tempo.
Il resto della costruzione è stato ristrutturato in modo funzionale alla destinazione di centro culturale: comprende un vano a piano terra con ingresso indipendente (l’attuale segreteria e accoglienza), un vano scala-servizi con ingresso dal portico centrale al piano terra, attraverso il quale si raggiungono due vani al primo piano e un salone al sottotetto dove potranno svolgersi le attività dell’associazione.

dall’articolo di Agostino Crippa


NOTE STORICHE

La consultazione dell’Archivio di Stato di Udine, in cui sono conservati il “Catasto Napoleonico” (1832) che il “Catasto Austriaco” (1851) ha reso ha reso possibile l’individuazione di alcune coordinate per una ricostruzione storica dell’assetto proprietario della casa natale di p. David Maria Turoldo…Nel luglio 1868 avviene la divisione dei beni tra fratelli dalla quale si capisce che Pietro, nonno di fra Davide, entra in possesso di una frazione di particella che corrisponde all’attuale casa (ora sede dell’associazione). Stando agli atti esaminati e per quanto riguarda l’attribuzione di una probabile data di fine costruzione del fabbricato che include la casa di p. D.M.T., si può dedurre che questa è compresa fra il 1867 e 1870.

dall’articolo di Valdi De Michele








LE SCELTE TECNICHE DEL PROGETTISTA

L’edificio che comprende quella che fu l’abitazione della famiglia di padre Davide Maria Turoldo e di lui stesso negli anni dell’infanzia è un esempio rappresentativo di un tipo edilizio ampiamente diffuso nella pianura friulana, che si inserisce in un contesto insediativo altrettanto tipico qual è il sistema delle corti rurali”. I materiali sono quelli comuni all’edilizia rurale tradizionale dell’alta pianura friulana: per le murature, ciottoli ricavati dagli aridi terreni circostanti misti a scaglie di cotto di risulta, legname sommariamente squadrato per i solai e per la struttura del tetto, pianelle e coppi laterizi per il tetto, mattoni per le rifiniture degli stipiti di portoni e finestre; l’intonaco è usato con molta parsimonia soprattutto per gli interni; la muratura in ciottoli a vista, dettata da ragioni di economia, assume nella sua essenzialità e sincerità strutturale, un valore espressivo particolarmente incisivo.
L’operazione di recupero dell’edificio si presentava piuttosto complessa, dovendosi tenere in considerazione esigenze in certa misura contraddittorie. Da Un lato c’era l’esigenza di una conservazione allo stato presente, o meglio allo stato ipotetico relativo all’epoca in cui p. Turoldo vi aveva vissuto, o quanto meno della parte da lui abitata; dall’altro la volontà di utilizzare l’immobile quale sede di attività culturali ispirate al frate, con conseguente necessità introdurre una certa quota di elementi innovativi. Scartata l’ipotesi di procedere a un totale restauro strettamente conservativo dell’edificio riferito ad un preciso momento storico, d’altra parte difficilmente identificabile, che non avrebbe consentito la sua agibilità per i fini desiderati, si optò per la necessità di far coesistere comunque le due esigenze. Quindi nel totale rispetto dell’impianto strutturale originario sono state introdotte alcune modifiche distributive dettate dalla nuova funzione che l’edificio assumeva. Nelle stanze dell’abitazione di p. Davide sono stati conservati gli intonaci originali ed i serramenti di porte e finestre (accuratamente restaurati) e non sono stati introdotti impianti all’infuori di una presa di corrente per ciascuna stanza. Per quanto riguarda invece il resto dell’edificio gli intonaci interni sono stati rinnovati, i serramenti sono stati rifatti nelle forme tradizionali ma con caratteristiche tecniche atte a garantire un adeguato livello di funzionalità, sono stati inoltre introdotti gli impianti tecnici indispensabili. I pavimenti sono stati tutti rifatti, in cotto per il piano terreno, in legno per i piani superiori; il rifacimento è stato esteso anche all’abitazione Turoldo per il pessimo stato di conservazione dei pavimenti esistenti. Anche l’area esterna, comprendente il vicolo cieco di accesso, ha avuto una dignitosa e sobria sistemazione con acciottolato, corsie in semplici piastre cementizie e muretto di recinzione sul lato ovest in ciottoli e mattoni.

– dall’articolo di Enzo Pascolo


BREVE CRONISTORIA DA CODERNO

Anno 1989
In uno degli ultimi suoi ritorni in Friuli, giunto alla casa paterna e trovata la porta aperta, p. David si è sentito invadere dai ricordi ed è scoppiato in pianto. Ecco nascere allora i primi versi della poesia “Ancora infatti l’umile porta…” che inedita leggerà lui stesso a Sedegliano l’anno dopo nel suo 50° dell’ordinazione sacerdotale. Ecco che quella commozione suggerì a Silvano Sottile e Luciano Beano, con alcuni altri amici, di acquistare l’edificio e quindi donarglielo. Si giunse allora ad una promessa di vendita con gli allora proprietari Aldo Marigo e Ottorino Turoldo. Successivamente la proposta di acquisto venne fatta propria dal Sindaco di Sedegliano e dal Presidente della Provincia di Udine.

Anno 1990
Padre Davide è a Sedegliano per festeggiare il suo 50° anno di sacerdozio, e in quell’occasione, inaspettatamente, Aldo Marigo comunica al Sindaco di voler donare la sua parte della casa natale al Comune di Sedegliano. L’annuncio pubblico di questa intenzione fu fatto proprio in presenza di David Maria che esclamò: “Ma io non sono mai partito… da questa terra attingo linfa”.

Anno 1991
Anche la comunità natia di Coderno vuole celebrare nella sua chiesa p. David, proprio in concomitanza del “rinnovo della chiesa” parrocchiale (come scrisse al Sindaco in una sua lettera) alla quale i fratelli Turoldo doneranno un nuovo altare “coram populo”. In questo anno la delibera del Consiglio Comunale accetta la donazione e il 24 dicembre 1991 viene stipulato l’atto ufficiale notarile.

Anno 1993
La Regione Friuli V.G. promulga una legge di finanziamento, presentata dal consigliere Dominici, (e richiesto dall’Amministrazione Comunale di Sedegliano) per interventi riguardanti la casa natale di p. David Maria Turoldo ed relativo compendio immobiliare, nonché l’utilizzo dell’edificio per finalità culturali. L’arch. Enzo Pascolo e l’ing. Ivano Rabassi furono incaricati dei progetti di recupero dello stabile, con la collaborazione per l’approvazione della Soprintendenza alle Belle Arti di Udine.

Anno 1994
Viene approvato il progetto con la collaborazione dell’associazione Turoldo che tramite gli arch. De Michieli e Asquini definiscono i criteri del recupero: “una parte di casa Turoldo deve rimanere integra, quale memoria storica del vissuto, ed il rimanente compendio, pur recuperato nella sua integrità originale dove possibile, deve essere usato come centro culturale”. Viene quindi erogato il contributo regionale e l’ Amministrazione Comunale di Sedegliano acquista l’intero fabbricato e indice la gara per i lavori.

Anno 1995
Vengono iniziati i lavori da parte dell’impresa Del Bianco. L’anno dopo viene sistemata l’area antistante alla casa Turoldo.

Anno 1997
Nell’occasione del convegno annuale su p. David, viene inaugurato l’edificio e consegnato all’associazione p. David Maria Turoldo come sede della stessa.

– dall’articolo di Francesco Pozzo


LA CASA
Una casa friulana di fine ottocento spartita da un grande portone che la attraversa e la divide quasi in parti uguali approdando ad un cortile interno che la raccoglie aprendola al sole di mezzogiorno; frutto di un gran numero di sassi di fiume ordinati da schegge di coppi imbevute di malta; ravvivata discretamente da lineari finestre poste quasi a raddolcire la solidità della massa muraria, a rischiarare gli interni avidi di luce; fasciata da scale esterne con poggioli di legno, necessario accesso alle camere, più che ornamento, luogo di maturazione di alcuni fra i pochi e sudati raccolti che trovavano collocazione nel solaio; arricchita nel portico da porte d’accesso segnate da sobri ornamenti di mattone nell'arco e negli stipiti; parcellizzata in povere e anguste stanzette ricavate dalle divisioni familiari nel susseguirsi delle generazioni sempre più povere e ricche di figli: questa la casa dove è nato David Turoldo nella sua originaria struttura e riproposta a noi nel ripristino a “memoria e centro culturale”.
Ambiente, forme, materiali hanno lasciato in Turoldo una traccia indelebile e sono diventati simboli, archetipi, memorie e trasfigurazioni di un modo d’essere, di pensare, di vivere.
I sassi prima di tutto: questo cumolo informe che “ordinato” diventa parete, casa, realtà che ospita, che raccoglie, che protegge. Sparsi, diversi, estranei, se raccolti, se messi insieme ordinatamente diventano “casa”, realtà condivisa e che condivide affetti, gioie, fatiche, speranze.
Il sasso diventa idealmente “pietra” quando una connotazione antropologica la usa come metafora di una modalità d’esistenza: “forte come una pietra”, “solido come una pietra”; le stesse parole possono essere una pietra: scarne, essenziali, efficaci, dirompenti; una ulteriore simbiosi può accomunare uomini, parole, pietre. Il portone con il suo sottoportico, questo grande “foro” che dice approdo e apertura, che accoglie, mette insieme, prepara coralmente ad una sosta corale, ad uno scambio, ad una crescita partecipe e condivisa.
Il portone a cui si arriva, che attraversa il corpo del fabbricato, che immette in una corte può indicare un itinerario, un percorso che nelle accezioni più compiute può evocare un pellegrinaggio che è esodo e promessa insieme.


Armonia tra persone e creature viventi, che vivono come ospiti che si servono, nel rispetto vicendevole.





Aggiorniamo con alcune nuove foto di Giorgio Ganis del 14 settembre 2016.