venerdì 25 dicembre 2015

25 dicembre 2015_Questo è un Natale nuovo_AUGURI!


QUESTO E' UN NATALE NUOVO



David Maria Turoldo


Sì, si è fatta troppa poesia sul Natale. 
Si è trasformata l’Incarnazione in un’orgia di consumo. Ma la saturazione del profano, la condanna del pretestuoso, dell’inutile sta diventando una conquista. Anche questo forse è un segno di nuovi tempi. Non è il caso di essere pessimisti. C’è tutta una gioventù cristiana che non ama più commuoversi a Natale. 
E il povero non si lascia più sedurre dal pacco di Natale. Provate voi a preparare il famoso pranzo per i poveri: certo, il barbone è sempre pronto ad approfittarne; ma perfino il barbone sa che deve mangiare tutto l’anno e non solo a Natale. 

Anche l’uomo della strada ormai conosce le cifre della vergogna. Lo sanno tutti che ogni anno nel mondo muoiono per fame milioni di uomini…. 
Allora? Quanti Natali nella tua vita! Forse cinquanta, forse settanta, ottanta! Duemila Natali! Ma ai Suoi occhi mille anni sono come un giorno che è già passato.

L’importante è che ogni anno succeda qualcosa e tu possa dire: ecco, questo è un Natale nuovo.

domenica 13 dicembre 2015

TUROLDO 2016_10_LA TERRA È DI DIO_Incontro di sabato 19 dicembre 2015


In occasione del centenario della nascita (22 novembre 1916) di padre David Maria Turoldo mons. Borgo ha scritto 12 articoli, uno per mese, per "Stele di Nadâl”l’almanacco della “Vita Cattolica” (settimanale dell’Arcidiocesi di Udine), dove spiega la vita e le idee del frate.

Sabato prossimo, partendo da Turoldo, parlerà del Giubileo e spiegherà il senso che aveva quando fu istituito nel febbraio del 1300, il senso che gli diedero i vari papi nel corso della storia, in particolar modo quelli dell'ultimo secolo (con i due Giubilei di papa Paolo VI e i due di papa Giovanni Paolo II), e il senso che ha per Papa Francesco che l’ha definito “della Misericordia”.

Qui sotto c’è il pieghevole dell’incontro.

Nel blog  10 bis c'è   l’indice degli articoli di Nicola Borgo su “Stele di Nadâl” e l’articolo del mese di gennaio.




sabato 12 dicembre 2015

TUROLDO 2016_10 bis_Articolo per “Stele di Nadâl 2016”_Mese di gennaio



Articoli di Nicola Borgo per “Stele di Nadâl 2016”


Gennaio_UN FRIULANO UNIVERSALE
Febbraio_ UNA VITA INTENSA
Marzo_ LA FEDE E LA CHIESA
Aprile_ LA RESISTENZA E LA DEMOCRAZIA
Maggio_ POVERTÀ E RICCHEZZA
Giugno_ LA PACE E IL MONDO DEI CONCULCATI
Luglio_ SOFFERENZA E DOLORE
Agosto_ LA MORTE
Settembre_ RAPPORTI CON IL FRIULI
Ottobre_ ANTROPOLOGIA E VISSUTO LITURGICO
Novembre_ ANTROPOLOGIA E VISSUTO LITURGICO
Dicembre_ L’UNIVERSALITÀ DEI SALMI




domenica 6 dicembre 2015

TUROLDO 2016_9_Articolo Nicola Borgo: "TUROLDO, QUALE POVERTÀ?"

Nicola Borgo ha pubblicato un articolo su padre Turoldo sul mensile dei comuni del territorio di Codroipo.

La rivista si può sfogliare al seguente link (l'articolo è a pag.20):
http://www.ilpontecodroipo.it/1039-ita-edizione-di-dicembre-2015.html


martedì 1 dicembre 2015

FEDERICO DE ROCCO e la guerra nell'abbazia di Sesto al Reghena (PN)

Nell'aprile del 2015 al Ridotto era stato presentato (con un convegno e una mostra) l'artista FEDERICO DE ROCCO, uno di 5 emeriti di Sedegliano, già presentato nel giugno 2014
(vedi blog dell'aprile 2015 e dell'8 giugno 2014).

Ora alcuni sui quadri sono in mostra nell'abbazia di Sesto al Reghena (PN)

“Con il piede straniero sopra il cuore. Europa 1943-1945: tre testimonianze friulane. Moretti, Ceschia, De Rocco”.

28 novembre 2015 - 10 gennaio 2016.
Abbazia Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena

Mostra d’arte a cura di:
Presenza e Cultura e del Centro Iniziative Culturali Pordenone

INGRESSO LIBERO
Orari: giovedì/domenica/festivi 10 -12 e 15 - 19
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A Sesto al Reghena mostra sulla Seconda Guerra Mondiale, per aprire uno sguardo intenso non solo alle vicende dei campi di battaglia, ma anche ai massacri nei campi di concentramento, dove una razionale macchina organizzativa e burocratica fu messa al servizio della strage.
Anche la testimonianza dell’arte può gettare un fascio di luce su quegli anni di buio così tetro, ed è questo l’obiettivo della mostra organizzata in collaborazione con il Comune di Sesto al Reghena.

Info: 0434 365387 _ www.centroculturapordenone.it

 Il pordenonese Mario Moretti, l’udinese Luciano Ceschia e il sanvitese Federico De Rocco sono personalità note dell’arte del Novecento, accomunate da forti esperienze di guerra e reclusione nei campi d’internamento. «All’epoca – spiega il curatore della mostra, Giancarlo Pauletto – tutti e tre gli artisti avevano meno di trent’anni. Erano quindi impegnati nelle loro opere giovanili, già assai probanti di una maturità tecnica e culturale».

MARIO MORETTI (Reggio Emilia 1917 – Pordenone 2008) studiò all’Accademia di Venezia avendo come maestro Bruno Saetti, operò per molti anni come insegnante in area pordenonese, fu pittore, scultore, ceramista, orafo, allestì molte mostre personali, partecipò quattro volte alla Biennale di Venezia e fu presente anche alla Quadriennale di Roma. Militare e ufficiale, l’otto settembre 1943 è a Dubrovnik, da dove viene internato prima in Polonia, poi in due campi tedeschi non lontani dai confini danesi. Dalla prigionia riesce a riportare uno straordinario gruppo di disegni e acquarelli che testimoniano la vita nei campi in cui fu internato. Sono figure colte nella desolata solitudine delle baracche, distese sulle brande in atteggiamento d’abbandono, oppure raccolte attorno a un tavolo, o nei rari momenti di svago rappresentato soprattutto dalla presenza di strumenti musicali. Sono spesso figure isolate, ammalati in attesa della guarigione o, più probabilmente, della morte: qualcuno ha lo sguardo fisso, allucinato, altri sono fermi in attesa, qualcuno legge, qualcuno dorme. In un autoritratto Moretti si rappresenta con il berretto militare, la testa fasciata, la pipa in bocca, lo sguardo fisso in avanti. C’è uno smarrimento nel volto, che l’autore riesce ad oggettivare benissimo, testimonianza di una capacità di riflessione che le dure condizioni del campo non sono riuscite a spezzare, l’artista sopravvive nell’uomo, anzi, l’artista è, in questo momento, la forza stessa dell’uomo. Poi c’è lo sguardo all’esterno, sul breve, limitato paesaggio che dalle baracche può essere colto: magri alberi, torrette, scure costruzioni, binari, il bosco esterno come una specie di desiderio, le figure degli internati appoggiate qua e là, isolate, ognuna carica della sua pena, ognuna stretta alla sua sopravvivenza: tutto è fermo, bloccato nell’autunno e nell’inverno di questi paesaggi, la resistenza nella vita è una volontà sotterranea, ostinata, aspetta un futuro che non può crearsi da sola.

LUCIANO CESCHIA (Tarcento 1926 – Udine 1991) si formò nel disegno e nella pittura a contatto con Tiziano Turrin, valido pittore tarcentino, indi nella scultura con Antonio Franzolini a Udine. Fu prigioniero in Germania nel 1944-45, nel dopoguerra frequentò il liceo artistico a Venezia, poi interrotto; partecipò alle attività del gruppo neorealista friulano, fu presente nel 1962 alla Biennale di Venezia, allestì importanti mostre personali tra l’altro a Roma, New York Toronto, Vienna, operò con il ferro, con il cemento, con la pietra, con il marmo, fu eccezionale ceramista. Come spesso gli scultori, Ceschia fu un forte disegnatore, negli anni a cavallo del 1950 e poi lungo il decennio affrontò con impegno il tema partigiano e contadino, lasciando carte dal forte impatto chiaroscurale, a volte di grandi dimensioni, percorse da un tono epico e popolaresco. Importa all’artista mettere in evidenza, della resistenza contro il fascismo, la necessità morale, il fatto che si trattava di recuperare una dignità di popolo perduta, da ciò l’impianto largo di queste figure, anche quando si tratti di non grandi dimensioni. Di una simile forza l’artista dava contemporaneamente prova anche nella scultura: due terrecotte, in mostra, testimoniano di questa capacità, il ritratto di un capo partigiano e la potente, drammatica testa di un recluso, di un torturato: la volontà di dire diventa qui una maschera espressionista di formidabile capacità comunicativa.

FEDERICO DE ROCCO (Turrida di Sedegliano 1918 – San Vito al Tagliamento 1962) studiò a Venezia con Saetti, partecipò alle mostre del neorealismo, fu presente alla Biennale di Venezia e alla Quadrienale di Roma, fondò, assieme a Pier Paolo Pasolini e ad altri artisti ed intellettuali la celebre Academiuta di lenga furlana, collaborando all’altrettanto celebre Stroligut, per il quale diede disegni e incisioni. Militare, durante la guerra, sul fronte francese, dopo l’otto settembre riuscì a rientrare a San Vito, riportando dalla sua esperienza un gruppo di disegni che sono un pregevole diario dei tempi; successivamente si impegnò in una serie di opere aventi a tema i rastrellamenti tedeschi, le azioni partigiane, i lutti e le morti di quei tragici momenti. I disegni militari del 1942/43 colgono con immediatezza momenti di vita, sono, per così dire, esercitazioni a rendere la realtà nel suo peso e nell’accidiosa sospensione dei giorni di guerra. I disegni partigiani – che hanno tutti la natura dello studio, dell’impostazione che vorrebbe poi tradursi in opera finita, e in effetti alcuni di essi divennero oli su tela – hanno una drammaticità resa con grande efficacia, il Partigiano impiccato e il Partigiano ferito sono due prove di grande maturità, l’artista non ancora trentenne dimostra qui di aver trovato la sua strada, quella di un realismo profondamente antiretorico, atteggiamento che sarà proprio anche di tutta la successiva attività del pittore.



domenica 22 novembre 2015

domenica 15 novembre 2015

TUROLDO 2016_6_ Sabato 21 novembre 2015_ore 15.30_Coderno-piazza Cavour 4 _ I 99 anni di Turoldo: AUGURI!


Sabato 21 novembre 2015
a Coderno in piazza C. B. di Cavour 4



dalle 15.30 alle 19.00



"MEMORIA


VALUTAZIONI


PROSPETTIVE"




il Ridotto inizierà l'anno di iniziative per ricordare
con dibattiti e convegni




padre David Maria  Turoldo

cent’anni dalla nascita


 avvenuta il 22 novembre 1916










Pubblichiamo in versione integrale i testi che avevamo scritto per il quotidiano "IL MESSAGGERO veneto"
dove Nicola Borgo descrive l'iniziativa

TESTO di GIORGIO GANIS_10 novembre 2015

Domenica 22 novembre prossimo Turoldo compirebbe 99 anni e  il giorno prima, sabato 21, a Coderno di Sedegliano (UD), presso la sede del Centro culturale e spirituale “IL RIDOTTO” in piazza Cavour 4, partiranno le iniziative per ricordare padre David Maria Turoldo in vista del Centenario della nascita avvenuta il 22 novembre 1916.
 "MEMORIA VALUTAZIONI PROSPETTIVE" è il titolo del pomeriggio di studio organizzato dall’artefice del Ridotto, don Nicola Borgo che inizierà alle 15.30.
Dopo la presentazione di don Borgo, proseguirà alle 15.45 con la “Narrazione scenica” di un itinerario Turoldiano, opera del dottor Gabriele Calvani. Sette voci racconteranno, con le parole di Turoldo e i commenti musicali del coro “Le Colone” diretto da GiuseppeTirelli, la sua infanzia friulana, l’esperienza milanese e i momenti difficili della sua malattia.
Alle 16.45 saranno letti alcuni fra i commenti più significati scritti dai visitatori, in tutte le lingue, in quasi vent’anni di apertura al pubblico della casa natale di padre David.
Alla fine del pomeriggio il presidente del Centro Culturale “Il Ridotto”, Nicola Borgo, e quello dell’Associazione culturale “Coro le Colone”, Giuseppe Tirelli, illustreranno le proposte per il Centenario che saranno realizzate nei prossimi mesi e che ora anticipo sommariamente.
All’inizio del prossimo anno nel parco del Ridotto, dedicato a Turoldo, sarà completato con un nuovo pannello musivo il commiato di padre David per il visitatore. In primavera sarà presentata al pubblico una “bibliografia scientifica” curata dalla dottoressa Mariangela Maraviglia di Pistoia, in corso di pubblicazione presso l’editore Morcelliana.
Fra breve un gruppo di artisti inizierà a lavorare sul tema “il volto della povertà”, molto caro a Turoldo, e termineranno le loro opere collettivamente nel Ridotto.
Ogni mese, il Ridotto, ospiterà un incontro pubblico per approfondire la dimensione cristiana e la testimonianza civile di padre David  con le diverse tesi di laurea discusse negli ultimi anni in diverse Università degli studi italiane e straniere, di cui tre presso quella di Udine.

Padre David ha sempre avuto una particolare attenzione al dono e alla gratuità ed ha sostenuto Nomadelfia (la città, dove la fraternità è legge) invitando uomini, donne, istituzioni, imprese economico-commerciali ad aiutare finanziariamente l’iniziativa. Il Ridotto sta così pensando di coronare efficacemente questi indirizzi di solidarietà e di dono con un segno concreto e propone, invece di investire fondi pubblici e privati per manifestazioni effimere, di riscattare con un fondo gratuito qualche casa vuota del sedeglianese e, dopo i restauri, di affidarle a qualche famiglia d’immigrati.

“IL RIDOTTO” nasce nell’ottobre 2002 grazie al coraggio di Nicola Borgo che ha acquistato e recuperato, a Coderno la seconda abitazione in cui visse Turoldo, con i genitori, fra il 1922 e il 1929 (quasi di fronte alla casa natale), per “farla diventare –sono sue parole-   punto di riferimento concreto per persone, gruppi, movimenti, che sia in qualche modo una traccia di quello a cui p. David aveva dato vita a Fontanella di Sotto il Monte”.
Nel 2008 è cosi stato inaugurato questo centro di cultura, di ricerca, di preghiera e di accoglienza e i campi retrostanti sono stati trasformati  in un parco tematico, ancora in corso di completamento, che ospita delle metafore (i mosaici e le pietre megalitiche) che simboleggiano la figura di Turoldo, le sue scelte e l’attualità del suo messaggio.


TESTO di NICOLA BORGO_10 novembre 2015

LA MEMORIA
Alcune note biografiche sono d’aiuto per una presa di coscienza immediata.
Giuseppe Turoldo nasce a Coderno (UD) il 22 novembre 1916 in piena guerra mondiale, nono di dieci figli. La sua prima formazione è nella casa dell'Ordine dei Servi del Triveneto dove, nel convento di Isola Vicentina, il 2 agosto 1935 emette la sua prima professione religiosa e assume il nome di fra David Maria; a 22 anni, il 30 ottobre 1938, giunge  alla solenne professione con i voti definitivi. Completati gli studi umanistici e teologici tra Vicenza e Venezia, il 19 agosto 1940 è ordinato presbitero ed è inviato al convento di S. Maria dei Servi in S. Carlo a Milano, dove inizia il suo ministero e la sua continua e appassionata testimonianza.
Nel 1942 s’iscrive alla facoltà di Filosofia, ma nel frattempo gli eventi italiani precipitano. Con l’8 settembre 1943 s’impegna nella Resistenza milanese, con un circolo di studenti e di professori dell’Università Cattolica, collaborando al giornale clandestino L’uomo, diffuso dal convento dei Servi. Il titolo è emblematico per il riferimento appassionato  e costante che segnerà la sua testimonianza civile e religiosa  a partire dall’uomo  e al servizio dell’uomo. “Da allora sono convinto che il cristiano o è un resistente o non è cristiano“, scrive in quegli anni.
Nell’immediato dopo guerra è a Milano nel convento dei Servi di S. Maria al Corso e nel novembre del  1946 si laurea all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi intitolata “La fatica della ragione_Contributo per un’ontologia dell’uomo”.
Partecipa attivamente alle attività della Corsia dei Servi, un’associazione nata dalla Resistenza e aperta al confronto e al dialogo. Inizia la decennale predicazione domenicale nel Duomo di Milano e il sostegno organico di Nomadelfia, “piccola città con la fraternità come unica legge”, fondata a Fossoli (MO) da don Zeno Saltini.
Tra il 1947 e il 1952 acquista notorietà in Italia: nel 1947 riceve il premio letterario Saint Vincent per il volume “Io non ho mani” e nel 1951 Garzanti pubblica “La terra non sarà distrutta”, un testo attestato sulla speranza di forte rilievo. Nel 1952 la collana Specchio di Mondadori lo include, con l’accredito di Ungaretti, nel libro di liriche “Udii una voce” e nella “Antologia religiosa italiana” pubblicata da Vallecchi.
Incomprensioni e difficoltà con le istituzioni ecclesiali lo allontanano da Milano dal 1953 al 1955, ed è relegato in Austria, a Innsbruck dove fa nuove e importanti esperienze con frequenti soste a Monaco di Baviera e in Svizzera.
Nel 1955 inizia l’esperienza fiorentina in un periodo irripetibile  in quella città per la presenza e l’azione di uomini di avanguardia; una stagione feconda, ma con difficoltà con la gerarchia locale. Le proposte che partivano dall’Annunziata, il convento dei Servi, erano incentrate sulla cultura e sulla carità. Nel 1961 presenta a S. Miniato il testo “La passione di S. Lorenzo” con le istanze religiose e sociali dell’esperienza milanese e fiorentina.
Compie poi altri viaggi obbligati in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Canada e in Sudafrica.
Nell’autunno del 1961 è al convento di S. Maria delle Grazie di Udine, dove stimola la città con iniziative di cultura e di carità con fantasia e tenacia. Molti ricordano ancora la “messa della carità” e il cineforum, il primo in città.
Nel 1962 realizza il film “Gli ultimi”.  Tra il 1955 e il 1964 continua la sua attività poetica e saggistica e inizia a commentare alla televisione il Vangelo.
  Con il 1964, in omaggio a Giovanni XXIII, s’insedia nell’abbazia dismessa di S. Egidio, a Fontanella vicino a Sotto il Monte (BG), paese del papa, dove realizza la Casa di Emmaus, un Centro di studi ecumenici, la rivista Servitium  e le edizioni CENS di Liscate. È stato un periodo d’intenso lavoro al servizio della liturgia, con la traduzione dei Salmi, il commento delle letture del Lezionario domenicale e la composizione di molti Inni
 Nel 1988 è colpito da un cancro al pancreas che segna in maniera decisiva l’ultimo periodo della sua vita. In questo periodo nascono le sue liriche più intense: “Canti ultimi” e “Qohelet”.
Giovedì 6 febbraio 1992 muore a Milano ed è sepolto a Fontanella.


LE VALUTAZIONI
La sua testimonianza in quel momento storico è estremamente positiva:  egli avverte i limiti di una ecclesiologia, accentratrice oltre misura, lontana da un incarnato rapporto con la storia e i suoi drammi, nutrita da un orizzonte culturale statico, diffidente nei confronti di una dimensione laica  delle Istituzioni socio-economiche e politiche, incentrate su una pietà devozionale  che difficilmente si nutre  di una liturgia  e di una prassi radicalmente bibliche capaci di universalità e di futuro. Turoldo dentro questo crogiolo è sincero, appassionato e dinamico servitore di un possibile ”aggiornamento”, come dirà Giovanni XXIII, che avverrà nel Concilio Vaticano II e diventerà per lui un riferimento irreversibile.
Turoldo ama la chiesa di Giovanni XXIII e ne è fedele nonostante il dramma dell’emarginazione. Si adopera per un’adeguata crescita con iniziative di dialogo e di apertura ecumenica. Uno dei suoi motti più severi è: “Libero e fedele”.
Nel rispetto delle Istituzioni Civili si batte con forza evangelica perché le scelte socio-politiche siano sulla dimensione dell’umano contro l’inumano con una prevalenza assoluta per la realtà degli ultimi, di quelli che vivono una reale emarginazione che toglie loro ogni possibile dignità.
Ancora un motto appare nelle sue poesie e nei suoi saggi: “Voce per chi non ha voce”. Anche questi sono problemi ancora, e spesso più acutamente, aperti in un contesto storico fortemente mutante.

LE PROSPETTIVE
Ci possiamo chiedere quali prospettive si aprono oggi, a ridosso della testimonianza turoldiana. Resta vero che la rivelazione ultima e definitiva di Dio è un uomo, Gesù di Nazaret, “che ha narrato Dio con la vita umanissima, fatta di gesti, comportamenti, sentimenti umani” (Enzo Bianchi).
I drammi di piazzale Loreto a Milano nel 1944 con lo strazio assassino, conseguente parto di una violenza di segno diverso, ma d’eguale crudeltà hanno convinto padre David che l’umanesimo occidentale, anche quello della ragione era un’autentica beffa. Forse anche per noi è necessario formulare indicazioni per un umanesimo alternativo evitando tutte le possibili ambiguità.
Resta vero che nel Cristianesimo niente può contraddire il cammino di umanizzazione dell’uomo, anzi la fede vera, autentica è a servizio di quest’umanizzazione. Oggi viviamo, di fatto, in un umanesimo plurale. Si pone una domanda e un progetto: I cristiani, ormai minoranza, possono convivere e attingere con forza agli altri umanesimi? Nel contempo: Si può pensare che la fede cristiana avendo una valenza universale possa contribuire all’espressione nelle diverse culture di una pluralità di umanesimi sulla scorta della sapienza del Vangelo? Con un’attenzione di non ridurre il cristianesimo al suo fondamento rivelativo, allo “svelarsi” di Dio nella storia con una “sapienza” che è follia per il mondo e con la “follia della croce” che è scandalo per le religioni. Turoldo definisce Gesù di Nazaret-il Cristo la “follia” di Dio.
La crisi del Cristianesimo è forse soprattutto crisi culturale, come la crisi dell’occidente laico è, forse ancora, la fiduciosa consegna a una ragione riduttivamente razionale nella prospettiva di un riscatto compiuto della vicenda umana.
Questi i problemi che ci spingono nel proseguimento di una testimonianza preziosa di un preciso momento storico.
Il nuovo millennio porta con sé rilevanti mutazioni: la Chiesa non è più quella di Pio XII; è in atto una mutazione strutturale degli equilibri che si erano creati dopo il conflitto mondiale. Come si possono attualizzare, oggi, in concreto i preziosi stimoli di questi testimoni di ieri?
Risposte concrete, anche piccole ma significative, valorizzano il centenario prima di ogni enfatica celebrazione.




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Coderno - piazza Cavour 4 _ La casa di padre Turoldo _ Sede del RIDOTTO
 Foto ARC Montenero_aprile 2015

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Per l'occasione Nicola Borgo ha scritto 12 articoli, uno per mese, su 12 tematiche turoldiane, per l'almanacco friulano del 2016, edito dal settimanale diocesano "La Vita Cattolica".

Ecco un anteprima dell'articolo relativo al mese di novembre:






venerdì 6 novembre 2015

Venerdì 6 novembre 2015_NICOLA BORGO presenta la mostra del pittore ARMANDO TURLON



Il 6 novembre 2015 Nicola Borgo ha presentato una mostra del pittore Armando TURLON, uno degli amici del Ridotto, a Gradisca d’Isonzo (GO).
Pubblichiamo il testo del suo intervento, ora raccolto in una pubblicazione.

ARMANDO TURLON è nato a Tarcento (UD) nel 1934 e ora vive a Gradisca d’Isonzo. Dipinge da vent’anni, prediligendo la tecnica dell’acrilico su tela. Dopo una prima fase, in cui dipingeva paesaggi naturali costruiti elaborando con l’immaginazione frammenti di memoria, ha imboccato la via dell’astrattismo dove le linee geometriche, di colori vivi ed elementari che vorticano e si espandono nello spazio, sembrano voler evocare o far scaturire  frammenti di verità spirituali, espresse, a volte, da parole o citazioni letterarie aggiunte dall’autore ai margini del quadro.