domenica 22 novembre 2015

domenica 15 novembre 2015

TUROLDO 2016_6_ Sabato 21 novembre 2015_ore 15.30_Coderno-piazza Cavour 4 _ I 99 anni di Turoldo: AUGURI!


Sabato 21 novembre 2015
a Coderno in piazza C. B. di Cavour 4



dalle 15.30 alle 19.00



"MEMORIA


VALUTAZIONI


PROSPETTIVE"




il Ridotto inizierà l'anno di iniziative per ricordare
con dibattiti e convegni




padre David Maria  Turoldo

cent’anni dalla nascita


 avvenuta il 22 novembre 1916










Pubblichiamo in versione integrale i testi che avevamo scritto per il quotidiano "IL MESSAGGERO veneto"
dove Nicola Borgo descrive l'iniziativa

TESTO di GIORGIO GANIS_10 novembre 2015

Domenica 22 novembre prossimo Turoldo compirebbe 99 anni e  il giorno prima, sabato 21, a Coderno di Sedegliano (UD), presso la sede del Centro culturale e spirituale “IL RIDOTTO” in piazza Cavour 4, partiranno le iniziative per ricordare padre David Maria Turoldo in vista del Centenario della nascita avvenuta il 22 novembre 1916.
 "MEMORIA VALUTAZIONI PROSPETTIVE" è il titolo del pomeriggio di studio organizzato dall’artefice del Ridotto, don Nicola Borgo che inizierà alle 15.30.
Dopo la presentazione di don Borgo, proseguirà alle 15.45 con la “Narrazione scenica” di un itinerario Turoldiano, opera del dottor Gabriele Calvani. Sette voci racconteranno, con le parole di Turoldo e i commenti musicali del coro “Le Colone” diretto da GiuseppeTirelli, la sua infanzia friulana, l’esperienza milanese e i momenti difficili della sua malattia.
Alle 16.45 saranno letti alcuni fra i commenti più significati scritti dai visitatori, in tutte le lingue, in quasi vent’anni di apertura al pubblico della casa natale di padre David.
Alla fine del pomeriggio il presidente del Centro Culturale “Il Ridotto”, Nicola Borgo, e quello dell’Associazione culturale “Coro le Colone”, Giuseppe Tirelli, illustreranno le proposte per il Centenario che saranno realizzate nei prossimi mesi e che ora anticipo sommariamente.
All’inizio del prossimo anno nel parco del Ridotto, dedicato a Turoldo, sarà completato con un nuovo pannello musivo il commiato di padre David per il visitatore. In primavera sarà presentata al pubblico una “bibliografia scientifica” curata dalla dottoressa Mariangela Maraviglia di Pistoia, in corso di pubblicazione presso l’editore Morcelliana.
Fra breve un gruppo di artisti inizierà a lavorare sul tema “il volto della povertà”, molto caro a Turoldo, e termineranno le loro opere collettivamente nel Ridotto.
Ogni mese, il Ridotto, ospiterà un incontro pubblico per approfondire la dimensione cristiana e la testimonianza civile di padre David  con le diverse tesi di laurea discusse negli ultimi anni in diverse Università degli studi italiane e straniere, di cui tre presso quella di Udine.

Padre David ha sempre avuto una particolare attenzione al dono e alla gratuità ed ha sostenuto Nomadelfia (la città, dove la fraternità è legge) invitando uomini, donne, istituzioni, imprese economico-commerciali ad aiutare finanziariamente l’iniziativa. Il Ridotto sta così pensando di coronare efficacemente questi indirizzi di solidarietà e di dono con un segno concreto e propone, invece di investire fondi pubblici e privati per manifestazioni effimere, di riscattare con un fondo gratuito qualche casa vuota del sedeglianese e, dopo i restauri, di affidarle a qualche famiglia d’immigrati.

“IL RIDOTTO” nasce nell’ottobre 2002 grazie al coraggio di Nicola Borgo che ha acquistato e recuperato, a Coderno la seconda abitazione in cui visse Turoldo, con i genitori, fra il 1922 e il 1929 (quasi di fronte alla casa natale), per “farla diventare –sono sue parole-   punto di riferimento concreto per persone, gruppi, movimenti, che sia in qualche modo una traccia di quello a cui p. David aveva dato vita a Fontanella di Sotto il Monte”.
Nel 2008 è cosi stato inaugurato questo centro di cultura, di ricerca, di preghiera e di accoglienza e i campi retrostanti sono stati trasformati  in un parco tematico, ancora in corso di completamento, che ospita delle metafore (i mosaici e le pietre megalitiche) che simboleggiano la figura di Turoldo, le sue scelte e l’attualità del suo messaggio.


TESTO di NICOLA BORGO_10 novembre 2015

LA MEMORIA
Alcune note biografiche sono d’aiuto per una presa di coscienza immediata.
Giuseppe Turoldo nasce a Coderno (UD) il 22 novembre 1916 in piena guerra mondiale, nono di dieci figli. La sua prima formazione è nella casa dell'Ordine dei Servi del Triveneto dove, nel convento di Isola Vicentina, il 2 agosto 1935 emette la sua prima professione religiosa e assume il nome di fra David Maria; a 22 anni, il 30 ottobre 1938, giunge  alla solenne professione con i voti definitivi. Completati gli studi umanistici e teologici tra Vicenza e Venezia, il 19 agosto 1940 è ordinato presbitero ed è inviato al convento di S. Maria dei Servi in S. Carlo a Milano, dove inizia il suo ministero e la sua continua e appassionata testimonianza.
Nel 1942 s’iscrive alla facoltà di Filosofia, ma nel frattempo gli eventi italiani precipitano. Con l’8 settembre 1943 s’impegna nella Resistenza milanese, con un circolo di studenti e di professori dell’Università Cattolica, collaborando al giornale clandestino L’uomo, diffuso dal convento dei Servi. Il titolo è emblematico per il riferimento appassionato  e costante che segnerà la sua testimonianza civile e religiosa  a partire dall’uomo  e al servizio dell’uomo. “Da allora sono convinto che il cristiano o è un resistente o non è cristiano“, scrive in quegli anni.
Nell’immediato dopo guerra è a Milano nel convento dei Servi di S. Maria al Corso e nel novembre del  1946 si laurea all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi intitolata “La fatica della ragione_Contributo per un’ontologia dell’uomo”.
Partecipa attivamente alle attività della Corsia dei Servi, un’associazione nata dalla Resistenza e aperta al confronto e al dialogo. Inizia la decennale predicazione domenicale nel Duomo di Milano e il sostegno organico di Nomadelfia, “piccola città con la fraternità come unica legge”, fondata a Fossoli (MO) da don Zeno Saltini.
Tra il 1947 e il 1952 acquista notorietà in Italia: nel 1947 riceve il premio letterario Saint Vincent per il volume “Io non ho mani” e nel 1951 Garzanti pubblica “La terra non sarà distrutta”, un testo attestato sulla speranza di forte rilievo. Nel 1952 la collana Specchio di Mondadori lo include, con l’accredito di Ungaretti, nel libro di liriche “Udii una voce” e nella “Antologia religiosa italiana” pubblicata da Vallecchi.
Incomprensioni e difficoltà con le istituzioni ecclesiali lo allontanano da Milano dal 1953 al 1955, ed è relegato in Austria, a Innsbruck dove fa nuove e importanti esperienze con frequenti soste a Monaco di Baviera e in Svizzera.
Nel 1955 inizia l’esperienza fiorentina in un periodo irripetibile  in quella città per la presenza e l’azione di uomini di avanguardia; una stagione feconda, ma con difficoltà con la gerarchia locale. Le proposte che partivano dall’Annunziata, il convento dei Servi, erano incentrate sulla cultura e sulla carità. Nel 1961 presenta a S. Miniato il testo “La passione di S. Lorenzo” con le istanze religiose e sociali dell’esperienza milanese e fiorentina.
Compie poi altri viaggi obbligati in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Canada e in Sudafrica.
Nell’autunno del 1961 è al convento di S. Maria delle Grazie di Udine, dove stimola la città con iniziative di cultura e di carità con fantasia e tenacia. Molti ricordano ancora la “messa della carità” e il cineforum, il primo in città.
Nel 1962 realizza il film “Gli ultimi”.  Tra il 1955 e il 1964 continua la sua attività poetica e saggistica e inizia a commentare alla televisione il Vangelo.
  Con il 1964, in omaggio a Giovanni XXIII, s’insedia nell’abbazia dismessa di S. Egidio, a Fontanella vicino a Sotto il Monte (BG), paese del papa, dove realizza la Casa di Emmaus, un Centro di studi ecumenici, la rivista Servitium  e le edizioni CENS di Liscate. È stato un periodo d’intenso lavoro al servizio della liturgia, con la traduzione dei Salmi, il commento delle letture del Lezionario domenicale e la composizione di molti Inni
 Nel 1988 è colpito da un cancro al pancreas che segna in maniera decisiva l’ultimo periodo della sua vita. In questo periodo nascono le sue liriche più intense: “Canti ultimi” e “Qohelet”.
Giovedì 6 febbraio 1992 muore a Milano ed è sepolto a Fontanella.


LE VALUTAZIONI
La sua testimonianza in quel momento storico è estremamente positiva:  egli avverte i limiti di una ecclesiologia, accentratrice oltre misura, lontana da un incarnato rapporto con la storia e i suoi drammi, nutrita da un orizzonte culturale statico, diffidente nei confronti di una dimensione laica  delle Istituzioni socio-economiche e politiche, incentrate su una pietà devozionale  che difficilmente si nutre  di una liturgia  e di una prassi radicalmente bibliche capaci di universalità e di futuro. Turoldo dentro questo crogiolo è sincero, appassionato e dinamico servitore di un possibile ”aggiornamento”, come dirà Giovanni XXIII, che avverrà nel Concilio Vaticano II e diventerà per lui un riferimento irreversibile.
Turoldo ama la chiesa di Giovanni XXIII e ne è fedele nonostante il dramma dell’emarginazione. Si adopera per un’adeguata crescita con iniziative di dialogo e di apertura ecumenica. Uno dei suoi motti più severi è: “Libero e fedele”.
Nel rispetto delle Istituzioni Civili si batte con forza evangelica perché le scelte socio-politiche siano sulla dimensione dell’umano contro l’inumano con una prevalenza assoluta per la realtà degli ultimi, di quelli che vivono una reale emarginazione che toglie loro ogni possibile dignità.
Ancora un motto appare nelle sue poesie e nei suoi saggi: “Voce per chi non ha voce”. Anche questi sono problemi ancora, e spesso più acutamente, aperti in un contesto storico fortemente mutante.

LE PROSPETTIVE
Ci possiamo chiedere quali prospettive si aprono oggi, a ridosso della testimonianza turoldiana. Resta vero che la rivelazione ultima e definitiva di Dio è un uomo, Gesù di Nazaret, “che ha narrato Dio con la vita umanissima, fatta di gesti, comportamenti, sentimenti umani” (Enzo Bianchi).
I drammi di piazzale Loreto a Milano nel 1944 con lo strazio assassino, conseguente parto di una violenza di segno diverso, ma d’eguale crudeltà hanno convinto padre David che l’umanesimo occidentale, anche quello della ragione era un’autentica beffa. Forse anche per noi è necessario formulare indicazioni per un umanesimo alternativo evitando tutte le possibili ambiguità.
Resta vero che nel Cristianesimo niente può contraddire il cammino di umanizzazione dell’uomo, anzi la fede vera, autentica è a servizio di quest’umanizzazione. Oggi viviamo, di fatto, in un umanesimo plurale. Si pone una domanda e un progetto: I cristiani, ormai minoranza, possono convivere e attingere con forza agli altri umanesimi? Nel contempo: Si può pensare che la fede cristiana avendo una valenza universale possa contribuire all’espressione nelle diverse culture di una pluralità di umanesimi sulla scorta della sapienza del Vangelo? Con un’attenzione di non ridurre il cristianesimo al suo fondamento rivelativo, allo “svelarsi” di Dio nella storia con una “sapienza” che è follia per il mondo e con la “follia della croce” che è scandalo per le religioni. Turoldo definisce Gesù di Nazaret-il Cristo la “follia” di Dio.
La crisi del Cristianesimo è forse soprattutto crisi culturale, come la crisi dell’occidente laico è, forse ancora, la fiduciosa consegna a una ragione riduttivamente razionale nella prospettiva di un riscatto compiuto della vicenda umana.
Questi i problemi che ci spingono nel proseguimento di una testimonianza preziosa di un preciso momento storico.
Il nuovo millennio porta con sé rilevanti mutazioni: la Chiesa non è più quella di Pio XII; è in atto una mutazione strutturale degli equilibri che si erano creati dopo il conflitto mondiale. Come si possono attualizzare, oggi, in concreto i preziosi stimoli di questi testimoni di ieri?
Risposte concrete, anche piccole ma significative, valorizzano il centenario prima di ogni enfatica celebrazione.




°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Coderno - piazza Cavour 4 _ La casa di padre Turoldo _ Sede del RIDOTTO
 Foto ARC Montenero_aprile 2015

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Per l'occasione Nicola Borgo ha scritto 12 articoli, uno per mese, su 12 tematiche turoldiane, per l'almanacco friulano del 2016, edito dal settimanale diocesano "La Vita Cattolica".

Ecco un anteprima dell'articolo relativo al mese di novembre:






venerdì 6 novembre 2015

Venerdì 6 novembre 2015_NICOLA BORGO presenta la mostra del pittore ARMANDO TURLON



Il 6 novembre 2015 Nicola Borgo ha presentato una mostra del pittore Armando TURLON, uno degli amici del Ridotto, a Gradisca d’Isonzo (GO).
Pubblichiamo il testo del suo intervento, ora raccolto in una pubblicazione.

ARMANDO TURLON è nato a Tarcento (UD) nel 1934 e ora vive a Gradisca d’Isonzo. Dipinge da vent’anni, prediligendo la tecnica dell’acrilico su tela. Dopo una prima fase, in cui dipingeva paesaggi naturali costruiti elaborando con l’immaginazione frammenti di memoria, ha imboccato la via dell’astrattismo dove le linee geometriche, di colori vivi ed elementari che vorticano e si espandono nello spazio, sembrano voler evocare o far scaturire  frammenti di verità spirituali, espresse, a volte, da parole o citazioni letterarie aggiunte dall’autore ai margini del quadro.