sabato 19 agosto 2017

VANGELO_20 agosto 2017_Commento di Nicola Borgo

Pubblichiamo i commenti al Vangelo della settimana, 
scritti da mons. Nicola Borgo per il
settimanale friulano "LA VITA CATTOLICA"



Il settimanale è in ferie per due settimane ma don Nicola ha ugualmente scritto il suo commento  per questo blog.

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Domenica 20 agosto 2017
XX DOMENICA T.O. a  
 Is 56, 1. 6-7 • Rm 11, 13-15 . 29-32 • Sal 66 • Vangelo Mt 15, 21-28

Matteo in forma narrativa pone il tema della salvezza offerta ai pagani: è la fede, la porta d’ingresso che fa superare tutti gli steccati che, in quel momento storico, dividevano ebrei e pagani.
A Gesù si presenta una donna cananèa, pagana quindi, che nel bisogno è spinta dall’istinto materno a chiedere la guarigione della figlia tormentata da un demonio. 
Gesù non le rivolge neppure una parola. Anche l’insistenza dei discepoli che lo spingono a guarirla si rivela inutile. Alle pressioni reiterate della donna Gesù precisa l’indicazione programmatica della sua missione: “Non sono stato invitato che alle pecore perdute della casa d’Israele”.
A questo punto il dialogo di Gesù con la donna si fa serrato. “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”, precisa Gesù. Con insistenza la donna si permette di correggere il maestro: “È vero, eppure anche i cagnolini mangiano le briccole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. La fede della donna fa superare a Gesù i confini della sua missione storica.
È una pagina d’incomparabile bellezza e di respiro universale. 
L’insistenza pedagogica di Gesù nel suo storico e istituzionale rifiuto aiuta le stesse comunità cristiane a essere coerenti, non alle chiacchiere sempre meno persuasive, ma a una prassi davvero cattolica, cioè universale.
La contemporaneità ci impegna sempre di più a varcare tutte le soglie che cultura e storia hanno dominato un passato distante e spesso violento. La stessa realtà aquileiese si sostanzia di un messaggio, dove la salvezza è universale. Tutti sono figli di Dio. 
Il cammino, ogni cammino della fede, può iniziare nei modi più diversi, non ultimo quello umano di salute e sicurezza. Anche la fede che nasce da un bisogno può maturare fino ad accogliere la ‘salvezza’ come un dono dell’amore gratuito di Dio.
Ci conferma il brano di Isaia che annuncia l’accoglienza degli stranieri nella comunità dell’alleanza e il loro ingresso nel Tempio aperto a tutti i popoli. 
Il grido ‘cantato’ del Salmo lo conferma come opzione decisiva: “Popoli tutti, lodate il Signore”. L’universalità ha un costo molto alto, è un segno di libertà donata e costantemente rigenerata dallo Spirito. Paolo lo spera anche per l’Israele storico del suo tempo che ha rifiutato di riconoscere Gesù come Messia.
Le nostre comunità se non si sostanziano di quest’universalità, di fatto negano la sua ‘risurrezione’ e diventano sterili, come lo registra persino il quotidiano il “Messaggero Veneto”.
Ci rassicura il poeta reso gioioso dalla parola efficace di Gesù che salva: “Al sunôr di chê peraule, \ une fuarce puntuâl \ ‘l va incuintri a la frutine \ liberante da so mâl”.



 

Nel periodo di  Quaresima il commento è affidato a  un altro sacerdote



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