giovedì 19 ottobre 2017

Padre Turoldo e le vetrate di padre Fiorenzo Maria Gobbo



Un’amica del Ridotto ci ha segnalato un testo, pressoché sconosciuto,   di padre David Maria Turoldo sull’artista padre Fiorenzo Maria Gobbo, anche lui un Servo di Maria e anche lui friulano, che ha realizzato vetrate per molte chiese del Friuli e in altre località italiane: 



“Padre Gobbo è un Servo di Maria che si è dedicato come ad una specie di apostolato alla missione della bellezza, alla ricerca della bellezza, del comunicare in segni ed in immagini al tempo presente quello che è il mistero eterno di Dio.

Perché è un religioso, e dirò anzi che è un religioso umile come è umile la sua pittura, in apparenza almeno: modesto in sé, e veramente friulano. Io lo chiamo il manovale; il manovale friulano e il migliore della terra. E non faccio per dire, perché l'ho visto dappertutto in giro per il mondo.

Ed ha l'umiltà del manovale; in realtà invece è un artefice: soprattutto quando fa le vetrate, quando veramente scopre il noumeno delle cose; difatti sono appena adombrate.

E veramente sembra di umiltà, ma invece è semplicemente sincerità; è verità di rapporto con le cose, con la luce, col colore, ecc.

E' uno che viene dai campi, è uno che viene dalla gente umile, viene da Bressa insomma; Bressa è alla periferia di Udine. Ed ha sempre lavorato in silenzio. Ha fatto mostre a Reggio Emilia, a Roma, a Bologna, a Milano, a Pesaro, ne ha fatte dappertutto.” E tutti i giornali ne hanno parlato e veramente ne hanno parlato bene. Anzi sintetizzavano il suo messaggio: il senso della fede espresso in bellezza, in grazia, proprio in umiltà.

E questo sia i suoi maestri, sia i suoi critici. Questo l'ho visto anch'io e ho visto l'aderenza fra quello che era la critica e la realtà dei quadri esposti.

Naturalmente lui ha fatto moltissime cose, ha moltissimi disegni allo stato di studio. c’è una Annunciazione per esempio che io col tempo vorrei avere, perché è veramente un turbinio di idee che suscita sia pure nell'umiltà, con delle linee, poiché è un disegno, e uno studio: e più la si vede più ti parla. Siccome è un'arte che nasce dalla contemplazione, nasce proprio dall'intuito del mistero cristiano; è il mistero che diventa parola, diventa segno, diventa comunione. Questo è un elogio che dico, ma naturalmente va detto con tutto il rispetto.

Io non è che disprezzi niente anche quando faccio della polemica: finalmente una pittura che potrebbe stare sugli altari, che fa man bassa di tutte quelle iconografie così da celluloide, così sciocca, così bambinesca che infesta, che imperversa nelle nostre chiese. Anzi di lui parlano di un Beato Angelico moderno, nel tormento della vita moderna. Non può essere il paragone; come quando parlano di me come un Jacopone da Todi.

Ogni uomo è se stesso. Non si fanno questi accostamenti. Ogni uomo è nel suo tempo, ognuno di noi ha la sua faccia; quindi i paragoni servono se non altro dal punto di vista didascalico, e basta, come punti di riferimento, ma niente altro. Però, certo che noi altri, fino adesso, non abbiamo un'arte moderna religiosa. Guardate ad esempio quelle vetrate come stanno bene. Io le ho viste a s. Maria in Via a Roma, le ho viste veramente nella realtà.

Quando entro in questa Cappella sento subito l'invito alla contemplazione, l'invito alla serietà del mistero, alla partecipazione col mistero che si rappresenta e che diventa luce, diventa colore, dove la luce è come un spada che ti ferisce. E probabilmente se lui continua, perché è ancora giovane, potrebbe essere un indicatore di quello che può iventare l' espressione dell’arte religiosa da ritornare anche sugli altari, e anche nelle chiese.

Perché fino adesso purtroppo c’è il divorzio tra l'arte e la Chiesa, tra l'arte e la grazia; e questo è il superamento del divorzio che si dovrebbe combattere. Abbiamo talmente cacciato fuori gli artisti dalla Chiesa che naturalmente non sanno più niente di Chiesa. Invece rimettiamoli dentro la Chiesa: e a forza di sbagli, diceva il Bacchelli, ritroveranno la via, perché è la grazia che deve guidare la mano; e se noialtri li escludiamo dal flusso di questa grazia?

Quindi io non capisco veramente questo ostracismo rispetto all'arte moderna che esiste da parte della nostra, non dico Chiesa, ma dico mondo devozionale, perché dire Chiesa e dire un termine molto grave; ma da quel mondo devozionale in cui purtroppo comandano quelli che non hanno nessuna sensibilità artistica. “



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Padre Fiorenzo Maria Gobbo, nacque a Bressa di Campoformido (UD) il 21 dicembre 1926 e morì il 22 marzo 2014 a Reggio Emilia, dove viveva.

Aveva studiato nel Seminario di Udine e dopo il liceo era entrato nell'ordine dei Servi di Maria

Nel 1952 era stato ordinato sacerdote a Roma, dove rimase per molti anni nella comunità di S. Maria in Via e dove iniziò la sua attività artistica.

Nel 1960 si trasferì in Emilia Romagna, dove riuscì anche a iscriversi e a diplomarsi all'Accademia di Belle Arti di Bologna.

È stato pittore, disegnatore, incisore, specializzato in affresco, mosaico e vetrate.

Le prime vetrate sono del 1960 nella chiesa di S. Maria in Via a Roma, le ultime del 2011 nella controfacciata della chiesa di San Pio X a Udine.

Sue opere si trovano nelle chiese di: Milano, Senigallia (AN), Reggio Emilia, Toirano (SV), Assisi, Ancona, Candia (AN), Roma, Chicago (USA), Salvarano (RE), Cà Marastoni (RE), Bibbiano (RE), Villa Seta (RE), Savignano sul Rubicone (FC, Baggiovara (MO), Eremo di Ronzano (BO), Castel S. Pietro (BO), Bazzano (BO), Tressano (RE), S. Bartolomeo (RE), Guastalla (RE), S. Giovanni in Persiceto (BO).

In Friuli ha realizzato vetrate nelle chiese di: Campoformido (UD), Premariacco (UD), Tricesimo (UD), Pagnacco (UD), Bressa (UD), Pradielis (UD), Sedilis (UD), Savorgnano del Torre (UD), Magnano in Riviera (UD), Ciseriis (UD), Basaldella (UD), Castions di Strada (UD), Pozzecco (UD), Ribis (UD), Rivignano (UD), Preone (UD), Maniago (PN).

A Udine nelle chiese di: San Pio X nel 1978 e 2011, San Quirino nel 1994, Santuario Beata  Vergine delle Grazie nel1996 e un bozzetto per San Paolino nel 1996.

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